Sito nel pieno centro di Ischia, il CineTeatro Excelsior propone quotidianamente gli spettacoli cinematografici di più recente uscita.

Il CineTeatro Excelsior è dotato di 650 posti a sedere e di 6 posti riservati a persone diversamente abili. Inoltre, il CineTeatro Excelsior è disponibile anche per Rappresentazioni teatrali, Concerti, Meating.

 

Informazioni Utili:

Giorno di chiusura: LUNEDI’

Prezzi: Intero 7€ | Ridotto 5€

Prezzi visione 3D: Intero 3D 10€ | Ridotto 3D 7

 

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Giu
25
sab
Miami Beach , da SABATO 25 Giugno ore 20.30 e 22.30
Giu 25@20:30–Giu 26@22:30

miami-beach-nuovo-film-dei-vanzina2 Le peripezie di tre adolescenti e dei loro genitori si intrecciano nella cornice di Miami. La diciassettenne Giulia fugge in Florida con le sue amiche per partecipare a un noto festival di musica elettronica. Qui si invaghisce di Filippo, immobiliarista seducente, mentre il padre si mette sulle sue tracce assistito da Bobo, studente fuoricorso squattrinato e perdigiorno. Intanto la relazione tra Luca e Valentina, entrambi neo iscritti all’università, si avvicenda a quella tra il padre di lui, espansivo commerciante romano, e la madre di lei, milanese altezzosa.
Non demorde la borghesia vacanziera dei fratelli Vanzina, che ieri amoreggiava sottobanco e oggi è divorzista come vogliono le istanze sociali. In più stavolta viaggia al seguito della prole, al solito più matura di chi vorrebbe istruirla. Il bagaglio di valori dei rampolli è però ambiguo o compromesso. Questi ultimi si vantano di frequentare ambienti esclusivi, sono ossessionati dal loro status (reale o virtuale), ostentano un’affettazione da zerbini, complice una sceneggiatura fuori dal tempo, con cui esprimono un orizzonte culturale miserrimo: “sembra di stare in uno di quei film con Ben Stiller e Cameron Diaz”, dirà della meta balneare uno dei giovani protagonisti ammiccando senza effetto ai fratelli Farrelly. Miami Beach come Ibiza o Sharm el-Sheikh (prima dell’allarme terrorismo), ad arricchire il cine-dépliant di location in cui ad essere esotici sono, come sempre, gli italiani.
Facili anacronismi (chi appellerebbe ‘scarpaio’ il facoltoso proprietario di una boutique di calzature in via del Corso?), citazionismo blando (da Cinquanta sfumature di grigio al Bruce Willis pubblicitario), doppi sensi a rinverdire la vena pecoreccia (‘birdwatching’), prove attoriali stanche e ingessate – Memphis su tutti – nonostante la scommessa dei figli d’arte Camilla Tedeschi e Filippo Laganà e la riuscita di Paola Minaccioni alle prese col meneghino in coppia con un Max Tortora nostalgico di Alberto Sordi. Viene da chiedersi a chi si rivolga oggi il cinema dei fratelli Vanzina, e se si possa ancora parlare di un’arte popolare.
Piuttosto il loro sembra lo sguardo privilegiato, ovvero parziale, di una generazione sorpassata alle prese con un’altra di cui ha smarrito riferimenti e coordinate. Meno ingenui gli ultimi interpreti della commedia nostrana, Zalone con più energia degli altri, i quali hanno trovato la chiave del successo assumendo la prospettiva del ceto medio-basso, con le tematiche ad esso connesse. Questione di punti di vista, obietterà qualcuno: l’Italia che piange miseria è poi la stessa che nutre sogni di rivalsa sul prossimo, secondo il doppio imperativo del chiagni e fotti. Ma identificarsi riesce difficile ben oltre i vuoti di regia, e anche la risata finisce per essere pagata a caro prezzo